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Tratto da http://www.farmacista33.it

Recentemente, su iniziativa di alcuni coltivatori e produttori, sono apparsi sul libero mercato, in negozi specializzati ma anche in normali tabaccherie, numerosi prodotti contenenti cannabidiolo (Cbd) puro o parti della pianta cannabis a contenuto esclusivo di Cbd o altri cannabinoidi non psicoattivi.

 

Che differenza passa tra questi prodotti e la Cannabis ricca di Cbd importata dall'Olanda?
Dal punto di vista del contenuto dei cannabinoidi maggiori, Thc, Cbd, Thcv, in realtà quasi nessuna. Le analisi che si possono ritrovare in alcuni dei siti dei produttori, riportano valori di Thc ampiamente sotto il limite consentito per legge (0,6%) mentre il contenuto di Cbd è pari alla cannabis terapeutica olandese, se non leggermente superiore.
Purtroppo non tutti i produttori rendono reperibile l'analisi della componente triterpenica dei loro prodotti, che sarebbe anch'essa da considerare per avere un'idea delle possibili effettive proprietà dei prodotti immessi sul mercato.
Proprio nel termine che abbiamo usato sta la differenza: la cannabis che si trova in farmacia è ad uso "terapeutico". Gli altri prodotti a base di cannabis, o suoi derivati, presenti sul mercato, no.
La cannabis terapeutica deriva dall'ibridazione di due specie, la C. sativae la C. indica, ed ha un contenuto costante di principi attivi, con la riproducibilità richiesta per quello che è un farmaco a tutti gli effetti (sebbene di origine vegetale). Gli ibridi utilizzati a scopo terapeutico sono brevettati e vengono riprodotti per talee, non per impollinazione, per evitare alterazioni del patrimonio genetico e, di conseguenza, della concentrazione di principi attivi. In aggiunta, la richiesta da parte delle Autorità ministeriali di un processo produttivo che potesse garantire la riproducibilità, esige che queste piante siano coltivate e lavorate sia secondo Good Cultivation Practice che secondo Good Manufacturing Practice. Sono infatti coltivate in serre isolate dall'esterno, illuminate con luce artificiale e nutrite con miscele apposite (non in terra) per standardizzare e rendere riproducibile il processo di crescita-fioritura-raccolta.

Le piante utilizzate per i prodotti in commercio fuori dal canale farmacia, sono anche essi degli ibridi, ma sono stati studiati per la produzione di cannabis industriale (fibre e semi). Come giustamente e correttamente chiariscono gli stessi produttori: "Non è un medicinale, non è un integratore, non è un alimento", oppure "è definita nella categoria Biomassa ed è da intendersi solamente per ricerca e sviluppo o uso tecnico". Da qui, il nostro chiamarli genericamente "prodotti" a base di cannabis.

Lo stesso Cbd "puro" che viene venduto in polvere o come soluzione oleosa, viene spesso presentato come "souvenir", mentre solo poche ditte hanno registrato i loro prodotti come "aroma per alimenti". Come per la cannabis terapeutica, i vari produttori sottolineano l'importanza di venderla solo a soggetti maggiorenni, e sotto controllo medico.
Sarebbe opportuno sempre sottolineare che, quando si tratta di molecole, per quanto di origine naturale e con pochi effetti collaterali (a oggi noti), possono comunque interagire farmacodinamicamente o farmacocineticamente con altri farmaci.
Prendiamo per esempio ilCbd, in quanto è la molecola che viene più reclamizzata in questi prodotti, è studiata anche sull'uomo a scopo terapeutico come antiinfiammatorio, rilassante e antiossidante.

Aumentano le ricerche nella quali è studiato come possibile trattamento per l'epilessia non responsiva o per le sindromi psicotiche del Parkinson (a dosaggi di almeno 150mg/die), senza che si manifestino effetti allucinogeni. Anche dosaggi elevati per lunghi periodi non avrebbero hanno registrato alterazioni di parametri ematici, cardiaci o ormonali. Gli effetti collaterali più tipici che riportano gli studi sono: diarrea, alterazione del senso di sazietà/fame, e stanchezza.I veri punti oscuri, oscuri soprattutto perché non ancora approfonditi da studi ben condotti di lunga durata, sono le possibili interazioni con altri farmaci e i possibili effetti sul feto.
Questo cannabinoide, infatti, interagisce con i citocromi Cyp3a4 e Cyp2c19 aumentando, per esempio, la biodisponibilità del clobazam con un effetto sedativo potenziato sul paziente.
In particolare, sembra che il Cbd possa interagire con molte molecole utilizzate nei disturbi psichiatrici, quali: acido valproico, levetiracetam, felbamato, lamotrigina e zonisamide, con aumento dell'effetto farmacologico dal 54 al 18%. Inoltre, l'interazione con il Cyp2c19 può alterare i livelli ematici di warfarin e diclofenac.

Luca Guizzon
Farmacista Territoriale esperto in Fitoterapia, Farmacia Campedello

Fonti:
Cannabis. «Erba» medica. Norme, preparazioni galeniche, attualità e prospettive di cura Fabio Firenzuoli
Expert Opin Drug Saf.2018 Jan;17(1):51-54 
Consult Pharm.2017
Br J Pharmacol.2008 Jan